RECIDERE

 Alla soglia tra contemporaneità e memoria, il progetto RECIDERE, pensato all’interno della progetto Innesti in cui gli artisti dialogano con la collezione del Museo, si pone l’obiettivo di ascoltare le
urgenze del nostro tempo, con un linguaggio che affonda le radici nella tradizione.
Il mondo della natura si trasfigura attraverso un cortocircuito di significati in cui si fondono lirismo,
botanica, entomologia, simbologia, mitologia e spiritualità generando riflessioni di carattere etico
ed estetico che spaziano dalla sfera intima e personale a quella sociale.
Una ricerca visiva inedita che combina molteplici modalità operative e materiali eterogenei
creando polittici, libri d’artista e installazioni ambientali labirintiche con cui l’osservatore è invitato a
rapportarsi. Si compone un percorso perturbante, poetico ed espressivo, che si risolve
mentalmente come un dispositivo di iscrizione: oscilla continuamente tra figura e de-figurazione,
vita e morte, molteplicità e unicità, sintesi e dilatazione, ricordo e presagio, coscienza e
incoscienza, arcano e realtà, terreno e trascendente.
Ispirandosi alla poesia di Montale “Non recidere, forbice, quel volto”, le opere fondono ingredienti
di carattere eterogeneo in una supplica universalmente valida: una preghiera laica,
un’invocazione straziante davanti ad un destino apparentemente inevitabile. I frammenti nella
nebbia si fanno metafora di una condizione specifica: l’incapacità di trattenere i ricordi. L’esuvia, il
guscio vuoto dell’insetto dopo la metamorfosi, conduce al tema della perdita, dello svuotamento,
della dimenticanza, della soglia, della caducità della vita e all’analisi del rapporto tra contenitore
e contenuto, corpo e anima.
Le opere riportano elementi di contraddittoria ripetizione che suggeriscono presenze ambigue ed
enigmatiche, tra cui frequentemente la falena Sfinge Testa di Morto: l’insetto, il cui nome scientifico
è Acherontia Atropos, richiama l’Acheronte, il fiume da cui Caronte trae il nome, e Atropos, la
moira che recide il filo della vita.
“Recidere” è un atto brutale: troncare, interrompere, spezzare – ma cosa? La vita, un legame,
un’energia, o forse solo un ricordo.
Eppure, in botanica, la recisione – il taglio netto della potatura – è anche gesto di cura:
un’interruzione necessaria per favorire nuova vita.