ETTORE FRANI


Mostra a cura di Andrea Dall’Asta SJ
Idea e progetto di Ettore Frani e Paola Feraiorni
Con un testo di Roberto Diodato

PRESENTAZIONE DEL III CAPITOLO DELLA MOSTRA:

Giovedì 25 giugno 2020, ore 17.30
Il video della diretta sul canale YouTube della Raccolta Lercaro:
https://youtu.be/pJXwhKUbNp0https://www.youtube.com/channel/UCSQ8j_lHrb5kpAUoOov_DXw

Dopo la temporanea sospensione dovuta all’emergenza sanitaria da Covid 19, la mostra Ettore Frani. Le dimore del pittore, prosegue con l’apertura del terzo e ultimo capitolo, che porta a compimento, nelle sale della Raccolta Lercaro, un progetto concepito da subito come work in progress per condividere col pubblico lo svolgersi della riflessione e dell’azione pittorica dell’artista.

Frani presenta oggi dodici nuove tavole di una bellezza straordinaria, il cui alfabeto cromatico, sempre giocato sul binomio bianco/nero, dà vita a una grammatica fatta di levità, di eleganza, di silenzi immensi abitati da suoni leggeri, di odori di terra, di olio, di elementi mescolati, bruciati. Non c’è nulla di disincarnato, ma tutto è trasformato, nella sostanza, dalle mani e dal gesto dell’artista così come il calore sprigionato dal fuoco continuo dell’Athanor – il forno alchemico – dà vita alla trasmutazione fisica della materia.

L’alchimia – parola chiave per questo terzo capitolo – è da intendersi come evoluzione, passaggio di stato da una condizione fisica a una nuova, scaturita dall’incontro, solo transitorio, con l’Infinito… con lo Spirito.

L’uomo che fa esperienza del Divino anche solo per un istante, ne ritorna trasformato.

Luce e buio si incontrano, danzano, insieme costruiscono una nuova realtà. Sempre corporea, mai completamente eterea, ma capace di mostrarsi nella sua essenza.

Così le mani che, nella prima tavola del dittico I desideranti – opera guida di questa terza fase di mostra – si sfiorano e narrano con gestualità lenta il desiderio del fare, del progettare, del creare insito nella natura umana, nella seconda tavola del dittico si fanno più corpose, concrete, capaci di azione. Concreta diventa la progettualità, espressa dal panno macchiato: non più la luce candida, immacolata dell’idea e del desiderio racchiusi nella mano sinistra del primo pannello, ma un lembo di tessuto che, agendo, si è trasformato diventando davvero ciò che era chiamato ad essere.

Luce e buio, carne e spirito, ideale e reale, femminile e maschile dialogano. La concavità dell’utero, simboleggiato dalla mano illuminata, aperta, accogliente della tavola di sinistra, trova il suo corrispettivo nella pienezza maschile della mano di destra, che conduce con sé qualcosa. Queste due tavole non potrebbero non stare insieme perché, insieme, rappresentano la vita.

La pittura di Frani è profondamente connessa alla realtà: ci ricorda che nelle cose di natura c’è sempre una ratio, un fine e che, per ciascuno di noi, il vero dimorare consiste nel sostare in ciò che ci porta a compimento e ha luogo nell’attimo in cui lo sguardo interiore mette a fuoco quel fine.

La strada per arrivarci non può essere né solo di luce né solo di buio.

Il vero lavoro alchemico a cui ciascuno di noi è chiamato è proprio questo: sperimentare senza sosta come e quanto la luce possa già esistere nel buio, dando identità alle cose. Con grazia.

FINO AL 31 LUGLIO

 

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La mostra Ettore Frani. Le dimore del pittore a cura di Andrea Dall’Asta SJ, su progetto di Ettore Frani e Paola Feraiorni e con un testo di Roberto Diodato, nasce come naturale prosecuzione di un dialogo iniziato da tempo tra la Raccolta Lercaro e l’artista.
L’esposizione, aperta fino al 31 luglio, presenta diciassette dipinti inediti facenti parte del ciclo di opere realizzato negli ultimi due anni di ricerca che, ancora in fieri, mostra, in questa prima fase, prevalentemente opere realizzate nel 2017 e rielaborate nel corso del tempo.
Il tema è quello dell’autoritratto interiore – idealmente sintetizzato nel titolo “Le dimore del pittore” – e sviluppa uno dei nodi centrali della poetica di Frani: la pratica della pittura come luogo di un’autentica e profonda esperienza spirituale.
L’opera e il suo farsi progressivo divengono, per l’artista, occasione di esplorazione della propria interiorità e momento privilegiato di esperienza dell’invisibile.

La presenza dell’infinito è ricercata, da Frani, negli oggetti che animano la sua vita quotidiana – un tavolo, una matita, i pennelli, un barattolo di acquaragia, una tovaglia, la cenere o la visione di un cielo stellato – e restituita attraverso la metamorfosi operata dal suo sguardo e dalle sue mani.

Si tratta di una “ri-velazione”: come un moderno alchimista, egli trasfigura la materia liberandone l’essenza spirituale attraverso il proprio gesto pittorico, fatto di continue e ripetute sottrazione e velature di colore nero steso sopra la tavola laccata di bianco.

In questo modo il pittore si fa mediatore tra la materia e lo spirito, prendendo in carico le ansie, le paure, i fallimenti ma anche le speranze e i desideri più profondi di ogni uomo.

Da queste opere, infatti, emerge con intensità un profondo senso di attesa, di sospensione del tempo che coniuga l’inquietudine con la necessità della responsabilità a cui ognuno è indistintamente chiamato.

Ogni opera diventa così “dimora” interiore del pittore e, per esteso, di tutti coloro che in essa si riconoscono. Iniziata nel silenzio dello studio, la pittura prende consistenza via via, con la pazienza e i tempi lunghi propri dell’indagine introspettiva: è per questa ragione che la mostra si propone come un “cantiere” in divenire. L’esposizione è così suddivisa in tre capitoli e subirà dei cambiamenti nel corso della sua durata dovuti alla ricerca che Frani sta ancora compiendo nel proprio studio. Nei due momenti distinti, programmati per gennaio e marzo, alcune opere cederanno il proprio posto a delle nuove o verranno altrimenti riprese dall’artista per riapparire, in seguito, trasformate.

L’esposizione, da novembre 2019 a luglio 2020, si arricchirà così di ulteriori dipinti, offrendo al pubblico la possibilità di osservare alcune fasi del lavoro di Frani e aprendo a nuovi significati il senso della sua pittura.

L’esposizione sarà poi raccolta all’interno di un’ebook che seguirà tutte le fasi della ricerca documentando il lavoro compiuto nel suo divenire.

ORARI
Dal 4 giugno al 31 luglio 2020

giovedì 14.00 – 18.00
venerdì 10.00 – 18.00 
su prenotazione
051/6566210 – 215 – 211
segreteria@raccoltalercaro.it

Ingresso libero

 
 

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25 gennaio 2020 “Dance in the night”

Performance di VALERIO LONGO

su musiche inedite di Claudio Calari e Antonello Sabatini
con la voce di Paola Feraiorni

21:30 / 22:15 / 23:00
Raccolta Lercaro, via Riva di Reno 57 – Bologna