IMPRONTE

L’epidemia di Covid-19 che il mondo sta affrontando ha fatto emergere in modo inequivocabile riflessioni sull’uomo, sulla fragilità della sua condizione esistenziale e sul rapporto con la natura. Per chi si occupa di arte queste istanze non possono essere ignorate, a maggior ragione se la vocazione di un museo è quella di intercettare le urgenze emotive della contemporaneità offrendo una riflessione.

Negli intenti del suo fondatore, la Raccolta Lercaro nasce per questo: favorire la crescita umana e spirituale attraverso i linguaggi propri dell’arte per permettere a chi si alimenta delle sue riflessioni di lasciare “impronte” di senso attorno a sé. Per questa ragione la Raccolta Lercaro ha deciso di riconvertire la programmazione prevista per i prossimi mesi per mettere a disposizione di tre giovani artisti alcuni dei propri spazi espositivi da trasformare in atelier.

Dalla vicinanza con il Nuovo Forno del Pane attivo presso il MAMbo-Museo d’Arte Moderna di Bologna nasce il progetto IMPRONTE: uno spazio creativo che vuole diventare terreno di incontro e di dialogo sulle tematiche del sacro inteso come interrogativo di senso sull’esistenza.

 

 




GLI ARTISTI DI IMPRONTE



SOFIA BERSANELLI

Sofia Bersanelli è nata a Milano nel 1993. Vive e lavora a Milano. Ha studiato alla School of Visual Arts di
New York nel 2010. Nel 2014 si è iscritta all’Accademia di Belle Arti di Brera nel corso di Pittura che
concluderà nel 2020 a pieni voti. Ha esposto i suoi lavori in diverse collettive, partecipando a festival
internazionali. Il suo lavoro è stato selezionato in occasione di “Codice Italia Academy” nella Biennale di
Venezia del 2015. Ha lavorato per Artslife, presso cui ha la propria rubrica.
Al centro della sua ricerca è la natura dell’immagine e la potenza del linguaggio che la sostiene.
La riflessione sulla relazione tra il testo scritto e quello visivo, portano l’artista a evocare un’atmosfera
surreale e organica. Il suo percorso è una concatenazione di espressioni (dalla scrittura alla fotografia, dal
video al disegno) che orbita attorno a temi quali l’inconscio e la memoria collettiva, il rapporto che la
persona intercorre con la propria quotidianità, e l’esigenza di affrontare la precarietà come l’ingresso a quella potenza originaria che garantisce l’esistenza.

DAMP

Il gruppo nasce a Napoli nel 2017 ed è composto da Alessandro Armento, Luisa de Donato, Viviana Marchiò, Adriano Ponte. La predilezione per il dialogo con la specificità dei luoghi porta spesso il collettivo in contesti di residenza d’artista, tra cui: Sussulti, Palomonte (SA); Dune, Marina di Grosseto; Vicinanze, MACRO Asilo di Roma; The State of the City, Rotterdam.

La sigla DAMP racchiude una ricerca variegata, che ha trovato nella formula del collettivo un territorio entro il quale accordare sperimentazioni indipendenti. Il gruppo raccoglie artist* dalla formazione molto diversa riunit* attorno ad alcuni nuclei tematici che spaziano dal concetto di attraversamento a quello di sospensione, dall’altrove all’autorialità, fino all’incontro tra singolo e molteplice.

 

CATERINA MORIGI 

Caterina Morigi (Ravenna, 1991) ha studiato Arti Visive allo IUAV di Venezia e Paris 8 – Saint Denis.

Per mostre personali e collettive espone in istituzioni italiane e straniere tra cui Museo MAMbo di Bologna, Villa Della Regina – Polo Museale del Piemonte, Fondazione Bevilacqua la Masa (Venezia), BACO – Base Arte Contemporanea Odierna (Bergamo),  Fondazione Archivio Casa Morra (Napoli), al MAR di Ravenna, Video Sound Art Festival (Milano).

 La sua ricerca si concentra sui mutamenti della materia, mantiene l’attenzione verso i suoi aspetti meno evidenti, talvolta celati all’interno. Per affrontare la sostanza delle cose mi servo di uno sguardo ravvicinato, che si declina nell’osservazione dell’effetto che il tempo ha sulle forme, in superficie e in profondità, facendo in modo che l’opera sia sempre dipendente dai suoi mutamenti fisici e connessa con lo spazio circostante, da cui proviene.

Lasciando la materia senza argini o guide, il dato sensoriale è in ogni momento presente, in una sorta di maieutica volta a rivelare l’invisibile. Le fonti da cui attingo riguardano il passato, la storia dell’arte e dell’architettura, alla maniera dei flussi carsici.

 

NORBERTO SPINA

Norberto Spina, nasce a Torino nel 1995. Da più di vent’anni vive a Milano dove nel 2017 si diploma in Pittura presso l’Accademia di Brera. Tra 2016 e 2017 studia in Erasmus a Barcellona presso l’Universitat de Barcelona. Ha partecipato a diverse mostre collettive e vinto premi, tra cui il terzo posto del ‘Premio Arti Visive San Fedele 2019/2020’, il ‘Premio X Nocivelli’ in cui è arrivato secondo nella sezione di pittura e il ‘Premio Arte 2016’ a Palazzo Reale, in cui è arrivato tra i finalisti giovani. Attualmente vive e lavora a Milano.

 Uno dei concetti che desidero esprimere con la mia arte è quello di periferia. Periferia del tempo, a rappresentare l’essere dimenticati, e dello spazio, l’essere persi, ai margini. Ma, soprattutto, la periferia, in relazione alla vita sociale umana. Nelle grandi città, l’identità dell’individuo può essere annullata dall’anonimato e dalla mancanza di scopo. Tuttavia, ritengo che questo sia uno specchio dello stile di vita urbano contemporaneo, in cui ogni elemento ha una sua peculiarità, la propria interiorità, che a volte porta ad un senso di rivelazione.

La pratica pittorica che ho sviluppato mi aiuta a comunicare ciò che vedo, sento e credo attraverso l’idea di generare astrazioni sia pittoriche che plastiche, profondamente radicate nella realtà. Il mio lavoro è stato creato in due fasi principali: la stratificazione, sommando vernici, materiali di recupero, immagini o codici e poi la sottrazione, che nasce da graffi con oggetti smussati e carte abrasive, calpestando e consumando la superficie delle mie tele. Questo processo è spesso un percorso lungo e sofferto, dove porto la tela ai suoi propri limiti. Questo mi permette di lavorare la tela ogni volta in modo diverso e unico.

Sto lavorando su diversi argomenti in questo momento. Prima di tutto, il concetto di ferita come risultato del lungo processo di somma e sottrazione; secondo il concetto di periferia fisica e umana sia nei materiali, residui, utensili e oggetti che uso per dipingere, sia nei soggetti che rappresento mentre disegno; terzo l’impatto del tempo sulle cose e sulle persone; infine l’idea di stasi, paralisi e abbandono.